Il mondo delle cripto riserva bocconi amari per il fondatore di Facebook. Il progetto di lanciare Libra, la prima moneta elettronica di Zukerberg deve affrontare nuove difficoltà e problemi. Per ora resta ferma come un aereo sulla pista di decollo che attende il via dalla torre.

A giugno dopo averla presentata all’intero mondo finanziario, il presidente del Comitato per i servizi finanziari della Camera dei Rappresentanti americano, Maxine Waters aveva richiesto l’interruzione immediata dello sviluppo di Libra. Successivamente era arrivato l’affondo del Presidente americano Donald Trump che, senza mezze misure, dichiarava che «bitcoin e altre criptovalute non sono soldi e il loro valore è altamente volatile e basato sul nulla», inoltre sempre big Donald attraverso twitter mandava un cinguettio poco rassicurante:  «Se Facebook e altre compagnie vogliono diventare una banca devono ottenere un nuovo documento di autorizzazione bancaria ed essere soggetti a tutte le regole bancarie, come le altre banche, sia nazionali che internazionali».

Situazione simile anche nel vecchio continente. Il cielo di Zukerberg si è riempito di nuvole minacciose quando anche l’Antitrust UE ha avviato un approfondimento. In un recetente documento Ue si legge che la Commissione europea sta “attualmente indagando su possibili pratiche anti-concorrenziali”.

Sotto la lente d’ingrandimento ci sono i membri e la struttura della governance dell’associazione Libra, cioè il consorzio incaricato di gestire la criptomoneta, composto da una trentina di membri tra cui i colossi dei pagamenti Visa, Mastercard e PayPal, oltre a operatori telefonici come Vodafone e Iliad e ovviamente a Facebook.

Nel documento si aggiunge che le autorità stanno esaminando la possibile integrazione di applicazioni supportate da Libra nei servizi di Facebook come le chat WhatsApp e Messenger.

Non solo Libra

Se il re dei social incontra problemi nel complicato mondo delle cripto valute, la situazione sembra più semplice nella terra del dragone, dove in effetti tutto sembra meno complicato.

Per ora è stata denominata solamente DC/EP (Digital Currency / Electronic Payments), la nuova moneta elettronica cinese che sarà erogata sotto la supervisione della People’s Bank of China (PBoC). Forbes ha rivelato che tra le prime a ricevere la criptovaluta ci sarebbero 8 aziende cinesi, tra cui i colossi digitali Alibaba e Tencent (che insieme possiedono il 93% del mercato dei pagamenti elettronici mobile in Cina), cinque istituti finanziari (China Construction Bank, Industrial and Commercial Bank of China, Bank of China, Agricultural Bank of China e Union Pay).

Le tracce si erano perse da più di un anno, ma Gram torna sulla scena digitale. Secondo il New York Times, Telegram sarebbe pronto a lanciare entro la fine di ottobre la sua moneta, se si andasse oltre il fondatore Pavel Durov sarebbe costretto a restituire le risorse raccolte, oltre 2 miliardi di dollari.

Il funzionamento di Gram non è ben chiaro, tuttavia si può dire che non sia una stablecoin come Libra. Il suo valore, infatti non è ancorato a beni reali (come Libra) ma fluttua in base a scambi e protocolli, come i bitcoin. E, come i bitcoin, Gram potrebbe essere scambiata (e non solo convertita). La moneta sarebbe governata da una rete decentralizzata (battezzata Telegram Open Network, Ton), su cui far viaggiare messaggi, file, transazioni e “contratti intelligenti”. Insomma: un micro-universo, digitale e autonomo, disponibile per tutti gli utenti dell’app.

Di redazioneSparklingRocks