I microchip sono delle minuscole placche di silicio. Placchette dove sono posizionati componenti microelettronici altamente complessi, i cosiddetti circuiti integrati, i transistor, diodi e sensori di vario genere. Tutti questi “piccoli oggetti” sono costituiti da semiconduttori realizzati soprattutto in silicio.

Oggi dalla produzione delle auto, all’industria elettronica dipendono dai chip.

La crisi passa attraverso la scarsità di reperire microchip, piccoli componenti che determinano lo stop a imprese dell’automotive, industrie dell’elettronica, informatiche, con la conseguente angoscia di persone che possono rischiare di perdere la sicurezza del proprio lavoro.

Perché la crisi?

In seguito alla pandemia, a livello globale è aumentata enormemente la domanda di microchip. La digitalizzazione in questo senso ha dato una grossa spinta al mercato. Basti pensare che il leader europeo nella produzione di microchip, l’azienda italo-francese STMicroelectronics, solo nel primo semestre del 2021 ha registrato un fatturato di oltre 6 miliardi di dollari (+39,1% rispetto all’anno precedente). E come scrive Ispi, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, l’intero settore vale 440 miliardi di dollari di fatturato annuo a livello globale, ed è in costante crescita (+7,7% previsto nel 2021).

Vi sono poi anche motivazioni geo-politiche. L’Europa, infatti, non produce abbastanza microchip per fare fronte al suo fabbisogno e deve importarli, laddove i Paesi leader di mercato sono Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e Taiwan. Le tensioni commerciali – e le conseguenti restrizioni reciproche alle esportazioni – tra Stati Uniti e Cina stanno provocando problemi nelle forniture lungo la filiera produttiva.

Un altro aspetto che incide sui ritardi è l’emergenza coronavirus, che ancora imperversa in alcuni paesi emergenti. I tempi di consegna si sono allungati con le interruzioni nei porti, nelle linee di navigazione e di conseguenza le scorte si sono esaurite velocemente.

La proposta di Biden

Per far fronte alla crisi di chip, l’amministrazione Biden ha promesso di spendere 50 miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo nel campo dei semiconduttori al fine di riportare un po’ di produzione di chip negli Stati Uniti.

Per Gabriele Braga, membro del managing board di Anie Componenti Elettronici, una possibile via di uscita sta nel ripensare e aggiornare l’ingegneria dei materiali e dei componenti elettronici – a livello di progetto, e poi di produzione –, ottimizzare le scelte d’uso dei chip, ridurre i costi collegati, ed è anche molto importante, in questo quadro e in prospettiva, ottimizzare le supply chain per lo sviluppo di tecnologie ed elettronica.

Di redazioneSparklingRocks