Il mondo delle cripto è sempre stato complicato e controverso. C’è la cricca di coloro che amano il rischio a prescindere, magari poco consapevoli e altri, cittadini comuni che hanno sviluppato un sano interesse anche per mera necessità. In tanti luoghi, ad esempio gli istituti di credito non sono disponibili, come in molte regioni dell’Asia, Africa e Sud America.E le cripto possono essere una soluzione percorribile.

Una cosa è certa: di fronte al ridursi della spaccatura tra sostenitori e detrattori delle cripto, e alla crescita della loro popolarità in nuove aree, le istituzioni finanziarie tradizionali hanno molti dubbi su cui riflettere. Continueranno a sostenere l’argomento che le cripto rappresentano una minaccia al settore bancario tradizionale e allo status quo dei mercati dei capitali? Oppure troveranno un modo per abbracciarle e trarne profitto, sfruttando nel frattempo i loro punti di forza unici?

Una cosa è certa, stiamo vivendo scenari di vita e lavorativi sempre diversi e occorre stare al passo con i cambiamenti. Il futuro è complesso e sono necessarie idee innovative per poterlo affrontare.

È proprio per rispondere, almeno in parte, a questo scenario preoccupante che le banche stanno procedendo in modo aggressivo con la trasformazione digitale dei propri processi e delle proprie infrastrutture. Un atteggiamento positivo verso il cripto dovrebbe essere visto come un atteggiamento coerente con questa tendenza, sfruttando alcuni dei progressi già realizzati in aree quali la resilienza digitale, la blockchain, il Grid e il deployment dell’intelligenza artificiale (AI), del Machine Learning (ML) e delle analytics avanzate per migliorare il customer journey e scongiurare la minaccia del riciclaggio di denaro.

I massicci investimenti già effettuati dalle banche nelle tecnologie e nelle capacità digitali hanno dato loro l’insieme ideale di competenze per estendersi in nuovi mercati e aree di prodotto precedentemente considerate troppo rischiose e ingestibili. Cripto è proprio uno di tali mercati. Il segreto qui è quello di trovare un modo per impegnarsi in questo nuovo mercato continuando a sostenere il vantaggio competitivo di cui già si gode su concorrenti digitali disruptive in aree quali la sicurezza, la compliance, l’analisi di rischio, la scala delle operazioni, l’esperienza e la reputazione.

Non c’è mai stato un momento migliore per le banche per esplorare questa opportunità – idealmente in partnership con un’altra entità in grado di portare esperienza di analytics, gemelli digitali, blockchain, algo trading (algorithmic trading, l’inoltro di ordini automatici di trading ai mercati mediante strategie predefinite) e un’esperienza comprovata d’innovazione nei servizi finanziari. Meglio iniziare ora, prima dei concorrenti, piuttosto che attendere di essere lasciati indietro ad assistere al cripto successo di altre persone. (bitmat.it)

Da Twitter al Bitcoin Legal Defense Fund

L’ex Ceo di Twitter Jack Dorsey, che ha lasciato la guida del social network a novembre, è da sempre un sostenitore delle criptovalute, tanto da aver fondato in passato una società di pagamenti digitali dal nome Block.

Il Bitcoin Legal Defense Fund, movimento no profit, si pone a supporto degli sviluppatori del mondo bitcoin, fornendo la necessaria consulenza in un settore ancora poco regolamentato, che non gode di molta credibilità da parte di investitori e attori finanziari. Il Bitcoin Legal Defense Fund intende raccogliere denaro, volontari e professionisti da cui partire, che siano esperti di tutela legale da fornire gli affiliati. Dorsey non è il solo fautore dell’iniziativa. A lui si aggiungono Alex Morcos e Martin White, due imprenditori già attivi nel panorama digitale.
Come ha spiegato lo stesso fondatore, l’adesione la fondo sarà gratuita e volontaria, un’opportunità, per chiunque sia interessato a far crescere il segmento delle criptovalute, di farsi seguire da avvocati e legali.

Di redazioneSparklingRocks