Tutti abbiamo assaporato lo stravolgimento delle abitudini e della propria vita per colpa di un nemico invisibile. Ora è anche tempo di bilanci e riflessioni e occorre rispondere a una semplice domanda: è meglio lavorare da casa o andare in ufficio?

La discussione è aperta soprattutto per quelle aziende di natura digitale che hanno incrementato il lavoro da casa, senza per questo penalizzare le performance dell’azienda.

Da qui lo sviluppo di due schieramenti, due fazioni entrambe consistenti e valide. Paladino del iorestoacasaalavorare è Jack Dorsey amministratore dei cinguettii di Twitter e della società dei pagamenti elettronici Square.

Il ragazzo di Saint Luis, nato nel 1976, ha di recente dichiarato che consentirà ai suoi dipendenti di lavorare da casa per sempre. “Vogliamo che i nostri dipendenti siano in grado di lavorare dove si sentono più creativi e produttivi”, afferma Square.

“Andando avanti potranno lavorare a casa in modo permanente anche quando gli uffici inizieranno ad aprire”, mette in evidenza Square.

Microsoft – C’è chi di no!

Prendendo in prestito le parole dal rocker di Zocca Vasco Rossi, il Ceo Satya Nadella le suona o meglio le canta a tutti. Il rischio certo è quello di passare da un dogma a un altro. Dall’ufficio alla casa, il passaggio pericoloso sta nell’annullare le relazioni fisiche, scegliere di comunicare solo attraverso uno schermo. «Che ne sarebbe della salute mentale?», si è chiesto – Nadella – in maniera retorica. «Che ne sarebbe delle connessioni e della costruzione di relazioni di gruppo? In questa fase in cui stiamo tutti lavorando da remoto, sento che forse stiamo bruciando parte del capitale sociale che abbiamo costruito». Una presa di campo netta e definitiva. Per questo, secondo quanto riferito da un portavoce, l’azienda avrebbe già pianificato il ritorno alla normalità a partire da ottobre.

La società di consulenza Global Workplace Analytics ha calcolato che la trasformazione del lavoratore fisico in virtuale fa risparmiare 11 mila dollari l’anno tra affitto, forniture e spese di manutenzione. Mentre dall’indagine Gartner (interviste a 370 direttori finanziari di grandi gruppi Usa) emerge che il 74 per cento delle imprese Usa intende trasferire stabilmente in remoto almeno il 5 per cento del lavoro mentre un numero inferiore – un quarto delle aziende – punta a un telelavoro superiore al 20 per cento del totale.

Tra le due fazioni, si potrebbe optare per una terza la completa libertà di scegliere. Con il Covid abbiamo ricevuto limitazioni al modo di viaggiare, di vedere gli amici, siamo stati costretti a certificare i congiunti e a fornire una priorità agli affetti. Qualcuno ha stabilito che di primaria necessità era il lievito, la farina, ma non i pennarelli o i fogli, o la carta per far disegnare i bambini. Adesso la priorità potrebbe essere quella di poter scegliere se lavorare da casa o andare in ufficio.

Di redazioneSparklingRocks