Il mercato dei micro processori sta attraversando un periodo complicato. Intel rende noti i ricavi per 69 miliardi di dollari, una stima inferiore rispetto agli oltre 71 attesi e peggiori rispetto alle entrate del 2018. Così anche AMD che a maggio ha compiuto 50 anni, ha dovuto ottimizzare costi e persone per riprendere quota.

Pace fatta, invece tra Apple e la società con sede a San Diego Qualcomm. Le due aziende mettono fine alle dispute legali su brevetti e diritti con un bell’assegno staccato dal marchio della mela di circa 4,5 miliardi di dollari. La cifra è l’una tantum pattuito nell’accordo siglato il 16 aprile, che prevede anche un contratto di licenza della durata di sei anni e un contratto di fornitura di chip. Nonostante tutto, Qualcomm ha riportato ricavi per 4,98 miliardi di dollari, in calo del 4,6% su base annua.

La rivoluzione tecnologica parte da un processore

Senza i microprocessori non esisterebbero i computer, gli smartphone o i giocattoli elettronici. In pochi sanno, se non gli addetti ai lavori che l’inventore del microchip è italiano, anzi una grande eccellenza italiana che da Vicenza, molti anni fa arriva nella Valley e la trasforma in Silicon. Francesco Faggin è un pioniere e visionario, a lui interessa capire come funzionano le cose, per questo fin da piccolo smonta qualsiasi congegno.

Sono gli anni ’70 i Beatles decidono di sciogliersi, muoiono Jimi Hendrix e Janis Joplin, sugli schermi americani viene  proiettato  Arancia meccanica e poi il Padrino. In California a Palo Alto Francesco Faggin lavora per l’Intel dove applica la tecnologia SGT per progettare il primo microprocessore commerciale al mondo (Intel 4004), e gli altri microprocessori come l’8008, il 4040, e infine l’8080, vale a dire il primo microprocessore veloce a 8 bit che ampliò radicalmente la gamma di applicazioni.

La rivoluzione al silicio è definitivamente partita per cambiare esponenzialmente la vita in tutto il mondo nell’ultimo quarantennio. Il passaggio, infatti, per trasformare un calcolatore, che all’epoca prendeva un’intera stanza (vedi l’IBM di Hidden Figures) in un personal computer, e più recentemente in uno smart-phone, passa per la superficie di un microprocessore.

Dopo il microchip, a Faggin e a una delle sue startup, Synoptics, si devono i primi Touchpad e Touchscreen, oggi realtà imprescindibile. Non solo: nel 2009 ha ricevuto, dalle mani dell’allora presidente Barack Obama, la Medaglia Nazionale per la Tecnologia e l’Innovazione.

Oggi, Faggin si occupa della Fondazione Federico ed Elvia Faggin, che fa ricerca sulla consapevolezza in campo scientifico, indagando la natura della coscienza con l’ambizione di estendere il metodo scientifico per esplorare la mente. Il fisico ha iniziato ad esplorare l’idea della consapevolezza poiché ritiene che l’uomo non sia una machina replicabile da un computer. Il problema, spiega, è che l’Intelligenza artificiale, per quanto utilizzi terminologie umane, non è comunque in grado di arrivare ai livelli della nostra consapevolezza. L’imparare delle macchine, in pratica, avviene grazie alla memorizzazione di un’enorme quantità di dati, cosa che non ne garantirà mai l’infallibilità: resta un agire “cieco”, e “di fronte a situazioni nuove” le macchine restano “incapaci di reagire”.

Di RedazioneSparklingRocks