Le startup del panorama fintech trovano un accordo o alleanza con gli operatori più tradizionali, in particolare le banche. In pochi anni il fatturato delle aziende innovative, grazie al processo di collaborazione, si è raddoppiato.

Sul podio troviamo sempre la questione Covid e pandemia che oltre a generare pensieri negativi come incertezza, paura, precarietà, talvolta mostra il lato meno triste: il virus ha permesso di ri-disegnare l’intero ecosistema finanziario producendo prototipi di collaborazione e non di cannibalizzazione con gli istituti tradizionali.

Cosa dice l’Osservatorio CeTif Fintech Lighthouse

Secondo l’Osservatorio il 70% delle Fintech che aveva come obiettivo raggiungere il consumatore finale (e quindi diretto concorrente degli istituti tradizionali)  è divenuto partner degli istituti affiancandoli nella tortuosa strada dell’innovazione. Il motivo di tale cambiamento risiede principalmente nella fiducia dei consumatori nelle strutture tradizionali, fiducia non ancora accordata pienamente alle start up.

Specializzazione e numeri

Sul territorio nazionale sono circa 300 le fintech presenti di cui i due terzi localizzate al Nord. Circa un centinaio sono specializzate in pagamenti digitali. Di esse una parte si occupa di smart payment e money transfer, Insurtech e weath management, credito e RegTech (servizio di controllo dell’antiriciclaggio, identificazione del cliente e cybersecurity).

In un discorso a più ampio respiro sull’importanza e andamento delle fintech non bisogna trascurare il fatturato e il livello economico-finanziario.

Negli ultimi 5 anni il fatturato è cresciuto con un buon ritmo. Si è balzati dai 208 milioni di euro del 2016 ai 450 del 2019. E’ importante continuare ad investire in queste “giovani” realtà di servizi ed è altrettanto fondamentale che gli operatori tradizionali continuino a credere in partnership sempre più a lungo termine, senza snaturare l’identità fortemente innovativa di esse.

Di redazioneSparklingRocks