Riporto una definizione sintetica e pescata dal web per definire e ricordare che cosa sia la globalizzazione:
La globalizzazione (di rado anche mondializzazione) è il fenomeno causato dall’intensificazione degli scambi e degli investimenti internazionali su scala mondiale che, nei decenni tra XX e XXI secolo, sono cresciuti più rapidamente dell’economia mondiale nel suo complesso, con la conseguenza di una tendenzialmente sempre maggiore interdipendenza delle economie nazionali, che ha portato anche a interdipendenze sociali, culturali, politiche e tecnologiche i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza planetaria, unendo il commercio, le culture, i costumi, il pensiero e beni culturali.

Tra gli aspetti positivi della globalizzazione vanno annoverati la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni, l’opportunità di crescita economica per nazioni a lungo rimaste ai margini dello sviluppo economico mondiale, la contrazione della distanza spazio-temporale e la riduzione dei costi per l’utente finale grazie all’incremento della concorrenza su scala planetaria.

Gli aspetti negativi sono lo sfruttamento, il degrado ambientale, il rischio dell’aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, la riduzione della sovranità nazionale e dell’autonomia delle economie locali, la diminuzione della privacy.

Quanto è bello essere globali?

Il concetto, l’idea, la parola è sempre sulle pagine e sulla bocca di molti, globalizzazione con la pandemia in atto non trova un posto per riposarsi, ma anzi acquista ancora maggiore rilevanza e come tutte le altre cose, oggi deve essere ri-pensata. Nella Francia di Macron l’idea di globalizzare è ancora forte, la crisi potrebbe essere un’opportunità per rilanciare anche i rapporti tra gli stati, dicono mentre interessanti sono anche le opinioni di alcuni pensatori asiatici, secondo cui la globalizzazione sarà sempre più sinocentrica. Altri quelli occidentali sostengono che il futuro sarà sempre meno iperglobalizzato.

Sulle insidie di un mondo senza confini facciamo riferimento a un testo del 1993 pronunciato dal politologo Giovanni Sartori (fonte. Corriere della sera) a Firenze. Nel discorso Sartori fa riferimento a diversi aspetti della globalizzazione, economici, politici, di pensiero. In particolare è interessante un passaggio, forse fondamentale che il politologo toscano evidenzia: “L’occidente ha tenuto ancora relativamente bene dal 1918 al 1989, finché il suo nemico e massimo concorrente è stato il mondo comunista, che era un mondo di pianificazione fallimentare, di economia in perdita. Ma oramai l’Occidente è eminentemente invadibile, sia in chiave di popolazioni affamate che premono alle frontiere, sia in termini di penetrabilità economica, di prodotti che altrove costano meno”.

E’ questo uno dei punti importanti del discorso di Sartori il prezzo dei prodotti e la tecnologia ormai presente ovunque, da Taiwan alla Corea che determinerà una parità tecnologica con l’Occidente. Se così – dice Sartori – “il caso è, in vitro, chiarissimo a parità di macchina (industriale, agricola o altro) i Paesi a basso costo del lavoro possono produrre e vendere a meno, molto meno di noi.”

“L’Occidente ad alto costo del lavoro è destinato a restare senza lavoro: le cosiddette società industriali diventerebbero società senza industria. L’ironia di questo sviluppo è che in nome del libero e globale importare-esportare le ex società avanzate  resterebbero con poco da esportare e per ciò stesso senza risorse per importare”.

Di redazioneSparklingRocks