L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Il lavoro è una opportunità per crescere individualmente, per creare una famiglia, per condurre una vita dignitosa. Nel 2020, secondo le previsioni dell’Istat esportate alla Banca d’Italia, andranno persi circa un milione di posti e secondo altri studi in fumo se ne sono andati già 219mila a tempo determinato.

La situazione purtroppo non è meravigliosa e una volta esaurite le misure d’emergenza, le persone che lavorano diminuiranno.

I sussidi sono un incentivo alla truffa

Da una parte ci sono le agevolazioni legate all’emergenza Covid, delle quali molte non possono partire perché mancano i due terzi dei decreti attuativi: ancora 181 su 252 quelli da emanare. Dall’altra invece i sussidi erogati e il rebus del reddito di cittadinanza. Sul tema il Corriere della sera ha realizzato una mini inchiesta, mettendo in luce un paradosso all’italiana: nella provincia di Reggio Calabria, ad esempio un abitante su dieci vive in una famiglia che percepisce assegni da reddito di cittadinanza.

Nella regione per alcuni l’assegno è diventato una doppia risorsa: non si prende il reddito perché si è senza lavoro, ma si cerca lavoro (naturalmente in nero), perché si prende il reddito e quindi ci si può mettere sul mercato a metà prezzo.

In diciotto mesi di vigenza, il programma mostra tutte le sue falle. E’ una istigazione al lavoro nero, per ottenere nel medesimo tempo sussidio e paga, ma anche un incentivo alla truffa. Tra i casi recenti i fratelli accusati dell’omicidio di Willy, fotografati nel lusso, ma con il reddito di cittadinanza. E come loro migliaia di casi. I controlli hanno svelato situazioni in cui la richiesta era stata fatta persino da detenuti direttamente dal carcere –158 nella regione sarda con 548mila euro revocati e 30 nel foggiano per 200mila euro.

In questo modo un progetto pensato e immaginato per ridurre la povertà rischia di distruggere ancora di più la ricchezza e la dignità del lavoro.

Di redazioneSparklingRocks