Nuove soluzioni tecnologiche e nuovi modelli di lavoro, come ad esempio la Gig economy, determinano una trasformazione e la nascita di figure professionali, figlie di una rivoluzione tech non sempre controllata e controllabile.

In particolare il rapido sviluppo delle intelligenze artificiali sta producendo una nuova underclass: gli etichettatori digitali o come definiti in America gli sharecropper, spesso veri e propri lavoratori fantasma che hanno il compito di istruire l’AI per aiutarla a interpretare la realtà. I meccanismi del machine learning non accadono per magia, almeno non ancora, sono necessarie delle istruzioni, serve poter distinguere un cane da un gatto, un pedone da un albero. Per fare questo la macchina va alimentata con milioni di immagini etichettate. Questo lavoro di etichettatura viene affidato a un esercito di cropper, reclutati online negli Usa e nel mondo.

Negli Usa, il compenso di questi etichettatori, secondo le indagini, oscilla fra i 7 e i 15 dollari l’ora, più o meno in sintonia con i livelli regionali del salario minimo. Ma è un lavoro che può essere serenamente affidato in India o in Thailandia per 2,50 dollari l’ora, attraverso una delle tante piattaforme digitali che si occupano di distribuire lavoro nel mondo.

I fantasmi del digitale

I cropper non sono gli unici a popolare e presidiare la rete senza farsi vedere, senza mostrare la loro identità. Non dimentichiamo in questo circo tecnologico in continuo evolvere i content moderator, ad esempio. I numeri non sono mai stati resi noti, ma secondo il documentario The Moderators i moderatori attivi nel mondo nel 2017 sarebbero oltre 150 mila. Di questi una buona parte è costituita da quelli attivi su Facebook (che ha dichiarato recentemente di volerne impiegare fino a 20 mila entro la fine del 2018) e Youtube (che dovrebbe invece fermarsi a “soli” 11 mila, sebbene sulla piattaforma vengano caricati ogni minuto oltre 400 ore di nuovi video).

In un articolo apparso sulla rivista tecnologica The Verge, viene raccontata la dura vita quotidiana dei moderatori dei contenuti di Facebook, e più precisamente di quelli che lavorano per Cognizant, una società a cui Facebook appalta una parte dell’enorme lavoro richiesto dalla revisione giornaliera dei contenuti segnalati o che potenzialmente violano le linee guida del social network. Sono stati intervistati una decina di dipendenti ed ex dipendenti, che mantenendo l’anonimato hanno raccontato di condizioni di lavoro estremamente stressanti, sia per gli orari stringenti e soprattutto per i contenuti impressionanti e violenti da visionare continuamente. La maggior parte delle persone non sono rimaste a Cognizant più di un anno; diversi hanno raccontato di aver avuto conseguenze gravi sulla propria salute mentale.

In definitiva, da un lato la tecnologia automatizza il lavoro, riducendo le funzioni e attività umane, dall’altro il cambiamento dei modelli di business di vari mestieri, crea una gig economy flessibile. Nell’era dell’economia e della realtà virtuale si stanno creando crescenti diseguaglianze, come del resto è avvenuto nell’era analogica. Disparità nella distribuzione del reddito che hanno scatenato grosse crisi politiche e sociali. E’ in mano alle grandi aziende, un po’ come il potere custodito nel guanto di Tanos, scegliere la strada di un capitalismo tecnologico selvaggio, oppure alzare lo sguardo verso un orizzonte più moderato alla ricerca di nuovi equilibri.

Di redazioneSparklingRocks