Il 31 marzo si è celebrato il World BackUp Day, giornata dedicata alla conservazione e salvaguardia dei dati. Alcuni studi statistici dimostrano che ogni minuto 113 telefoni vengono persi o rubati, per un totale di circa 162 mila unità al giorno.

In occasione del WBD 2019, la società Acronis, specializzata in soluzioni di backup e data protection, ha realizzato un interessante indagine sul comportamento degli utenti in materia di protezione dei dati.

Dall’indagine emerge che il 65% degli intervistati, o un membro della loro famiglia, in modo involontario o per guasti al software ha perso dati importanti. Un aumento del 29% rispetto allo scorso anno.  Tuttavia, la buona notizia evidenziata dal report di Acronis è che il 92,7% degli utenti esegue il backup dei propri computer, con un aumento del 24% rispetto al 2018.

Solo il 7% ha dichiarato di non aver mai eseguito il backup, percentuale che l’anno scorso era pari al 31%. Il numero di dispositivi usati dagli utenti è in costante aumento: oltre il 68,9% di utenti individuali riferisce di possedere tre o più dispositivi, inclusi computer, smartphone e tablet. È un aumento del 7,6% dal 2018. Considerata la quantità dei dati usati e i racconti di coloro che hanno perso le proprie case a causa di incendi e inondazioni, e del volume di dati perduti in seguito ad attacchi ransomware e violazioni della sicurezza, l’incremento dei backup riferito testimonia l’esigenza di protezione dei dati da parte di quasi tutti gli utenti.

Inoltre, il sondaggio mette in evidenza il maggior valore attribuito dagli intervistati ai propri dati: il 69,9% riferisce l’intenzione di spendere oltre $50 per recuperare file, foto, video perduti. Lo scorso anno questa percentuale era inferiore al 15%.

Il 62,7% degli utenti tiene i propri dati nelle immediate vicinanze, eseguendo il backup su un disco esterno locale (48,1%) o su una partizione di disco rigido (14,6%). Solo il 37,4% utilizza un approccio al cloud o ibrido tra cloud e in locale.

La bassa percentuale di adozione del cloud presenta un’altra apparente incongruenza. La maggior parte degli utenti afferma che l’accesso libero ai dati è uno dei principali vantaggi offerti dal backup, con una netta maggioranza che sceglie “l’accesso facile e rapido ai dati di backup da qualsiasi posizione” come caratteristica prioritaria. Ciononostante, solo un terzo esegue il backup nel cloud, l’unica opzione che offre la possibilità di recuperare i file da qualsiasi posizione.

In Italia dalle startup a Microsoft, crescono le soluzioni in cloud

Nasce a Bologna, la “rivoluzione” del cloud. Si chiama Cubbit il dispositivo che permette di riciclare le risorse internet inutilizzate per trasformarle nel cloud più competitivo, sicuro e green oggi disponibile. L’utente di Cubbit ottiene infatti un servizio cloud simile a Dropbox o Google Drive, ma criptato, espandibile fino a 4TB e con impatto ambientale dieci volte inferiore agli standard. Il tutto senza dover pagare alcun abbonamento mensile. La tecnologia di Cubbit sostituisce i data center centralizzati – imponenti infrastrutture su cui si basano i servizi di cloud – con un sistema distribuito, fatto di piccoli dispositivi – detti Cubbit Cell – che vengono collegati peer-to-peer mettendo a fattor comune le proprie risorse.

Più in dettaglio Cubbit Cell è un dispositivo plug-and-cloud. È immediatamente pronto all’uso con 512 GB di spazio di archiviazione nel cloud nella sua versione base. Qualunque cosa accada a una singola Cubbit Cell – una disconnessione, un blackout – i dati sono sempre perfettamente al sicuro, accessibili ovunque.

Si chiama Dynamics 365, la piattaforma di Bill Gates sviluppata per le aziende che fa leva sulle potenzialità del cloud, per offrire un sistema integrato e modulare che passa dal concetto di applicazione a quello di suite di applicazioni e soprattutto nasce con i dati al centro, sfruttando tutta la potenza dell’intelligenza artificiale. Tra i clienti che hanno scelto la piattaforma ci sono Poste Italiane, Eni Gas e Luce e Prenatal retail Group.

Da sapere

Le infrastrutture del cloud posso essere di 4 tipi:

Il cloud privato è formato da risorse hardware dedicate a un’azienda o a un utente. Ha le caratteristiche del cloud pubblico, l’infrastruttura può essere installata all’interno o all’esterno dell’azienda, presso un fornitore di servizi cloud.

Il cloud pubblico (il più comune per diffusione) prevede che tutte le risorse (server, spazio di archiviazione, eccetera) sono gestite da un fornitore di servizi esterno e sono rese accessibili via internet.

Il cloud ibrido è una forma di cloud privato che demanda a quello pubblico alcune funzioni, anche temporanee. Si può per esempio decidere di utilizzare software gestiti da un fornitore terzo e accessibili via internet e mantenere i dati all’interno dell’azienda

Il multi-cloud si appoggia a diversi fornitori di servizi cloud e non si limita a un solo provider.

Di redazioneSparklingrocks