Il 1989 è un anno importante, non solo perché in Italia il disco più venduto è Oro incenso & birra di Zucchero, ma per il cambiamento che ha generato in tutto il pianeta. A novembre cade il muro di Berlino, le persone devono ridisegnare le carte geografiche e i confini mentali. Qualche mese prima il 12 marzo 1989 due ricercatori del Cern, Tim Berners Lee e Robert Cailliau, presentano un documento che traccia una idea del Web e che nelle loro intenzioni serve a connettere meglio i documenti del Cern. Il primo sito nasce due anni dopo, mentre il dominio di Google viene registrato il 15 settembre 1997.

Il 1989 non è solo l’anno del cambiamento, ma anche quello della condivisione. Con la caduta del muro le persone, da una parte e dall’altra possono ritrovarsi e condividere esperienze, sensazioni, modi di vivere e affrontare la vita. Negli Stati Uniti la creazione del World Wide Web rappresenta lo strumento più importante, veloce e coinvolgente di condivisione. Oggi probabilmente viviamo in situazioni estreme. Molti attraverso i social desiderano con-vivere o vivere la vita degli altri.

Secondo una ricerca condotta dalla società Cisco, elaborata proprio per i 30 anni del web, un italiano su tre non saprebbe più vivere senza internet. Per molti intervistati la rete ha migliorato la possibilità di informarsi, di lavorare e acquisire competenze. I benefici sono molto più numerosi dei rischi.

Lasciamo le patologie da like e follower agli esperti, il lato web che ci interessa è quello del termine condividere: Possedere insieme; partecipare insieme; offrire del proprio ad altri. Una parola che nel mondo del business funziona. Per essere competitivi e soddisfare le richieste dei clienti e del mercato servono alleanze, partnership di valore, serve offrire del proprio ad altri, generando innovazione e nuovi prodotti. Solo così, annodando fili sottili di relazioni, scambi e collaborazioni, è possibile conseguire dei risultati.

Una bella notizia da Condividere

L´Italia è in uno speciale G8, meno convenzionale del classico G7, ma forse per alcuni più interessante. Il nostro paese è inserito in uno speciale club, dove protagonisti sono gli algoritmi, le reti neurali o gli androidi sapienti. Il club è quello dell’intelligenza artificiale che nel 2022 dovrebbe sfiorare gli 80 miliardi di dollari di investimenti. Sebbene pochi lo sappiano – «siamo una delle potenze di questa tecnologia che l’Ue ha dichiarato strategica». A spiegarlo è Rita Cucchiara: professore di sistemi di elaborazione dell’informazione all’Università di Modena e Reggio Emilia che guida l’intelligenza artificiale in Italia.

Di redazione SparklingRocks