Un’altra settimana difficile, per le famiglie italiane e per tutta o quasi la nostra penisola.

Non si capisce bene almeno in Lombardia uno dei motori produttivi del Paese. I locali, i cinema, i musei, in alcune località riaprono al pubblico, mentre le scuole restano chiuse e le aziende obbligano il lavoro da casa.

Già, lo smart working, bellissima e civilissima opportunità di cambiare la routine lavorativa, ma difficile da eseguire se  a casa hai i bambini che tra una call e una slide, vogliono giustamente la tua attenzione. Per la prima volta abbiamo sperimentato e vissuto l’applicazione di norme severe sulla propria libertà di uscire, comportarsi, lavorare e viaggiare.

Il brand Italia rovinato?

“La nostra immagine – racconta la vicepresidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli – è rovinata e lo sarà per un bel po’ di tempo, l’abbiamo fatto tanti anni fa con l’immondizia prima a Napoli, poi a Roma, poi l’acqua alta a Venezia. Ma questo è davvero peggio. se continuiamo a farci questa pubblicità terroristica all’estero…. Ogni straniero dirà: ‘Io per 6 mesi in Italia non metto piede’. Abbiamo dato l’immagine di un Paese colpito più degli altri, quando invece non è così”.

“Solo il settore delle gite scolastiche muove un business da 316 milioni, ma è la punta dell’iceberg. Stiamo annullando ogni manifestazione, ogni convegno, ogni vacanza non solo nelle zone focolaio ma in tutte le regioni italiane anche quelle dove non c’è nessun caso. Sono purtroppo coinvolti tutti settori dell’attività produttiva (alberghi, ristoranti, tour operator, trasporti ma anche parchi a temi, meeting industry etc)”. (fonte: Ansa)

I dati del CNA Turismo (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) parlano chiaro: si stima una perdita di fatturato fino al 60% nella prima metà dell’anno in assenza di un’inversione di tendenza. Il dato, sottolinea l’associazione, è ancora più importante perché riferito a un’industria che genera circa il 12% del prodotto interno lordo con un giro d’affari che sfiora i 170 miliardi.

Le numerose disdette hanno più che dimezzato la stima del primo trimestre che, pre-coronavirus, indicava un giro d’affari di 26,1 miliardi e che ora è stimato a poco più di 10 miliardi di euro. “Se la situazione non registrerà un’evoluzione positiva per il secondo trimestre la caduta del fatturato sarà ancora più pesante: da 30,5 miliardi inizialmente stimati a 12,2 miliardi.

Corona-fashion

Il contagio era inevitabile anche nel settore della moda e del lusso, ma secondo alcuni esperti ed analisti l’Italia ha, almeno in questo mercato dei buoni anticorpi per poter resistere.

Il settore del Fashion & luxury genera il 34% del valore aggiunto e occupa un quinto dei lavoratori dell’eurozona (22%). Tra le 100 realtà più grandi attive nel settore della moda e del lusso a livello mondiale, ben 24 sono italiane e due terzi operano in abbigliamento e calzature. Indubbiamente tutto il mercato ha subito un rallentamento, la Cina che vale un terzo del fatturato si è concentrata su altro, ma l’Italia almeno per ora continua ad andare avanti.

Di redazioneSparklingRocks