Quelli che ben pensano, piangono lacrime nere assistendo alla caduta del prezzo del petrolio, giunto il 20 aprile negli Stati Uniti a -37 dollari al barile. Precipitato di più di 50 dollari.

Ma per i fedeli consumatori poco è cambiato. In Italia, il prezzo della benzina e del gasolio è legato solo in minima parte al costo industriale (21%) e commerciale (9%) del carburante, perché la componente fiscale (accise ed IVA) pesa per circa il 60% del suo prezzo (poco più di un euro), mentre la parte rimanente (circa il 40%) è imputabile al prezzo industriale e commerciale (compenso dei gestori).

Guardando ai dati pubblicati mensilmente e settimanalmente dal MISE – Ministero dello Sviluppo Economico, si nota che il prezzo dei carburanti alla pompa si è ridotto di circa il 5%: la benzina verde è passata dagli 1,549 euro/litro della rilevazione di febbraio 2020 agli 1,477 euro/litro della rilevazione dell’ultima settimana (al 23 marzo 2020) con una differenza di poco più di 7 centesimi; il costo del gasolio si è ridotto da 1,443 €/litro di febbraio 2020 a 1,368 €/l dell’ultima settimana con una differenza di 7,5 centesimi.

Nel resto del mondo e non solo Usa e Russia, sono diversi gli attori che si siedono al tavolo dell’Oro nero”. La Cina ad esempio è il primo importatore di gas e petrolio al mondo, ma anche il quinto produttore mondiale di greggio e un grande raffinatore. Secondo il Consiglio di Stato cinese, le vendite dei prodotti raffinati da parte delle compagnie statali sono calate del 20% tra gennaio e marzo.

Quest’anno, il governo indonesiano prevede di perdere 6,7 miliardi di dollari (6,2 miliardi di euro) in guadagni legati al business petrolifero: un problema per Jakarta, che è il primo produttore nel sud-est asiatico. La Malaysia stima di perdere entrate per un valore di 16,5 miliardi di ringitt (3,5 miliardi di euro).

Secondo la compagnia statale PetroVietnam, con un prezzo medio di 30 dollari al barile, lo Stato vietnamita perderà quest’anno 55mila miliardi di dong (2,2 miliardi di euro). Il valore delle riserve possedute dalle compagnie di raffinazione thailandesi si è ridotto di 10 miliardi di bath (287 milioni di euro).

Occorre chiedersi, il mondo e le persone sono davvero cambiate con la pandemia? Oppure il Covid-19 ha solo tolto un po’ di ruggine in superficie, ha solo scalfito la corazza forgiata in tutti questi anni di crescita industriale senza minimamente penetrarla? Questa potrebbe essere l’occasione per cambiare il paradigma del modello fino a oggi perseguito, destinando tempo, risorse e ingegno ad altre forme più ecosostenibili, di energia, mobilità e vita.

Di redazioneSparklingRocks