Le IA sono sostanzialmente di due tipi: c’è la cosiddetta IA generale, capace di svolgere tante funzioni e quella ristretta, in grado di svolgerne una soltanto o, in alternativa, diverse strettamente collegate tra loro. Fanno parte delle IA ristrette gli algoritmi usati da Google per riconoscere le fotografie, i sistemi di lettura di dati per definire una diagnosi medica specifica o i sistemi di lettura e riconoscimento del testo. Una IA generale, di fatto, è quella capace di fare insieme tutte queste cose (e altre ancora), anima robot e computer dai quali traiamo iconografie cinematografiche.

Prendiamo spunto nel raccontare questa differenza importante da un interessante articolo di Giuditta Mosca, pubblicato sul sito di Repubblica.it

Che cos’è l’intelligenza artificiale ristretta?
Secondo la definizione, l’intelligenza artificiale ristretta è un tipo specifico di intelligenza artificiale in cui la tecnologia supera gli umani in un compito ben definito. Si concentra su un singolo sottoinsieme di abilità cognitive e progressi in quello spettro.

Nel corso degli anni, l’intelligenza artificiale ridotta ha superato gli umani in determinati compiti. Questi includono calcoli e quantificazione che sono stati eseguiti in modo più efficiente con questa tecnologia. Oggi ha anche sovraperformato gli esseri umani in giochi complessi come Go e scacchi, oltre a contribuire a prendere decisioni aziendali intelligenti e altro ancora.

Lo sviluppo e l’uso di sistemi di intelligenza artificiale ristretta, proprio per le sue peculiarità, trova applicazione potenzialmente in ogni processo di qualsiasi attività produttiva. La possibilità di impiego concreta in ambiti così disparati rende particolarmente interessante lo studio di tali algoritmi in ambito aziendale, dove la ricerca dell’efficienza e l’efficacia nei processi è di primaria importanza. Infatti, l’adozione di tali algoritmi permette di migliorare le performance e liberare tempo ed energie alle persone, che possono focalizzarsi su processi a maggior concentrazione di innovazione e creatività.

Il passo successivo è arrivato sotto forma di AI generale

Alla prima esplorazione dell’IA, i ricercatori avevano in mente una cosa: creare un sistema in grado di apprendere compiti e risolvere problemi senza essere esplicitamente istruito su ogni singolo dettaglio. Questo sistema dovrebbe anche essere in grado di svolgere questi compiti con ragionamento, astrazione e dovrebbe anche essere in grado di trasferire conoscenze da un dominio all’altro.

Ma con il tempo, gli scienziati hanno lottato per creare un’intelligenza artificiale in grado di soddisfare tutti questi requisiti. Con il passare degli anni, l’idea originale di AI, in cui il sistema è necessario per imitare il cervello umano e il suo processo di pensiero, si è trovata completamente in una nuova categoria – un diverso tipo di AI chiamato General AI o Artificial General Intelligence (AGI) .

A che punto siamo con l’AI generale?

A questa domanda risponde Alessandro Piva direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano: Non è possibile dire quanto degli sforzi fatti oggi per sviluppare IA ristrette sia traslabile nel percorso verso la IA generale, anche perché oggi non sappiamo esattamente cosa sia

necessario per sviluppare una IA generale, così come non sappiamo come si possa effettivamente definire l’intelligenza umana, che l’IA generale persegue. Tuttavia, ciò non significa assolutamente che gli sforzi verso le IA ristrette siano vani, anzi rappresentano un’opportunità concreta e tangibile per favorire l’innovazione delle organizzazioni e dei prodotti e servizi offerti, così come potenzialmente una possibilità per rendere maggiormente accessibile la conoscenza a una platea più ampia di persone”.

Di redazioneSparklingRocks