L’Italia sicuramente non sarà tra i player leader in AI, ma possiamo dire la nostra in applicazioni avanzate per l’industria 4.0.

A livello mondiale i paesi che hanno creato ecosistemi AI sviluppati e competitivi sono i soliti Stati Uniti, Cina e Israele ( quest’ultimo ha realizzato AI in chiave soprattutto di security). In Europa tolto il Regno Unito, solo Francia e Germania si contendono un primato europeo negli investimenti in start-up dedicate all’Intelligenza Artificiale, mentre l’Italia occupa ancora una posizione marginale.

I cugini transalpini sono al lavoro su quattro temi: AI e big data, biotecnologie, internet delle cose, mobilità condivisa.

La vocazione italiana

Il quadro del venture capital in Italia, solo apparentemente a tinte fosche, dimostra semplicemente che è in corso un processo di costruzione di un settore che richiede ancora un po’ di tempo, valutabile in almeno altri cinque anni da oggi per raggiungere stabilità e massa critica. Nel percorso che abbiamo di fronte, potremo di certo stare lontani da alcuni fenomeni patologici, per lo più concentrati nella Silicon Valley, come ad esempio il blitzscaling associato alla rincorsa di serie progressive di finanziamenti a cosiddetti unicorni, strutturalmente in perdita, da parte dei fondi venture con l’unico obiettivo di raggiungere IPO inconsistenti alla prova dei mercati.

Abbiamo invece l’occasione per programmare l’Italia tecnologica del 2030, puntando a rafforzare il settore del venture capital e indirizzando l’azione di tutto il private capital, il capitale che scorre nella virtuale pipeline che collega pre-seed e IPO. (fonte: agendadigitale.eu)

La tutela del nostro patrimonio di aziende eccellenti, campioni nazionali e piccole e medie imprese, è un tema che intercetta tutti gli stadi del VC. Una start-up è spesso un avamposto sulle trasformazioni che investono molti settori tradizionali alle prese con l’evoluzione/rivoluzione tecnologica, complice l’accelerazione esponenziale del cambiamento. Il supporto alle start-up può consentire di accelerare il processo di innovazione delle aziende tradizionali e consolidate attraverso l’unione di atomi e bit, anche nella forma dell’open innovation. La combinazione dell’esperienza di un’impresa tradizionale con l’innovazione radicale di una start-up è una formula che può risultare vincente, soprattutto in Italia.

La sfida è realizzare il cambio di passo, innescare la trasformazione profonda dell’economia. Alla fine tutto viene compiuto dalle persone. Persone che hanno le idee giuste, la motivazione e il coraggio.

AI ed emozioni Fantasy

E’ in uscita il remake di Final Fantasy VII, sicuramente uno dei titoli più attesi dell’anno, se non dell’intera generazione. In questo ultimo episodio della saga, gli sviluppatori si sono occupati di realizzare una speciale tecnologia basata su un’intelligenza artificiale, per rendere i personaggi i più realistici possibili.

Stando alle parole del co-director Naoki Hamaguchi, il gioco sfrutta l’IA per identificare le emozioni dai dialoghi e genere delle espressioni facciali appropriate. La tecnologia in questione funziona anche per il lip-syncing e i movimenti della telecamera (per identificare automaticamente l’angolo migliore per le riprese durante una conversazione), ma la prima feature è sicuramente la più interessante.

Di redazioneSparklingRocks