In uno scenario mondiale a metà tra la catastrofe e la salvezza, abbiamo dovuto riempire fiumi e mari prima di accorgerci che la plastica è un nemico silente dell’ambiente, viene pubblicato il quinto Rapporto sulla bioeconomia in Europa. La fotografia, scattata dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo in collaborazione con Assobiotec, evidenzia un sistema economico sempre più complesso e instabile dove diviene fondamentale seguire le indicazioni della bussola della sostenibilità ambientale.

La bioeconomia, in quest’ottica, è un terreno d’azione chiave, che propone uno sfruttamento intelligente di risorse rinnovabili di origine biologica, indirizzato verso una logica circolare che non toglie risorse agli utilizzi primari, come quelli dell’alimentazione, ma massimizza le opportunità di riutilizzo attraverso l’innovazione tecnologica e il cambiamento dei comportamenti di tutti gli attori coinvolti, dalle imprese, alle istituzioni ai singoli cittadini.

Italia ed Europa come si comportano

Le stime, aggiornate al 2017, ci restituiscono l’immagine di un insieme complesso di settori con un peso rilevante sull’economia italiana e degli altri paesi europei. In Italia nel 2017 l’insieme delle attività connesse alla bioeconomia ha generato un output pari a circa 328 miliardi di euro, occupando oltre due milioni di persone. Essa rappresenta il 10,1% in termini di produzione e il 7,7% in termini di occupati sul totale dell’economia del nostro Paese. Secondo queste stime, il valore della produzione nel 2017 è cresciuto di oltre 6 miliardi rispetto al 2016 (+1,9%), grazie al contributo positivo della maggioranza dei settori considerati e, in particolare, dei comparti di agricoltura e industria alimentare. Per quanto riguarda l’occupazione invece si è registrato un incremento contenuto nell’ultimo anno (0,2%), condizionato dalla dinamica negativa in particolare nel settore agricolo.

L’Italia si caratterizza per una forte propensione al riciclo e al riuso dei rifiuti: l’attenzione alla corretta gestione dei materiali post-consumo con le attività di raccolta differenziata e di riciclo è ormai entrata nel quotidiano. La chiusura del cerchio attraverso una gestione efficiente ed efficace dei rifiuti consente al nostro Paese di posizionarsi fra i paesi europei con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti: in Italia il 67% dei rifiuti trattati viene avviato a riciclo, rispetto a una media europea del 55%.

Il confronto europeo evidenzia, in termini assoluti, il ruolo della Germania, con un valore della produzione della bioeconomia stimato pari a 402,8 miliardi di euro, seguita dalla Francia con un valore di 357,7 miliardi. L’Italia si posiziona al terzo posto, con un output pari a 328 miliardi di euro, prima di Spagna (220,6 miliardi) e Regno Unito (189,8 miliardi). In termini occupazionali la bioeconomia registra valori compresi tra gli 1,2 milioni di addetti del Regno Unito e i 2,1 milioni di occupati tedeschi. L’Italia, con poco più di 2 milioni di addetti, si posiziona al secondo posto subito dopo la Germania, prima di Francia (1,7 milioni) e Spagna (1,5 milioni).

Il fondo è meglio etico

Una recente indagine condotta da EticaNews  sottolinea la bontà della finanza sostenibile rispetto a quella tradizionale. Passando in rassegna oltre mille fondi comuni dalla connotazione Sri, EticaNews ha evidenziato come l’insieme dei prodotti sostenibili abbia superato i principali benchmark internazionali sul fronte sia del rendimento sia del rischio.

Possiamo sostenere che il green sia la nuova rivoluzione industriale e che sempre di più si percorra la via della finanza sostenibile con profitto etico. Tuttavia anche per dovere di “cronaca” la società più grande al mondo per utili prodotti è il gigante petrolifero Aramco, controllato dal governo di Riad, che con un utile netto di 111 miliardi di dollari nel 2018 — in incremento di quasi il 50% grazie all’aumento delle quotazioni del greggio — supera anche Apple, che si è attestata invece a circa 60 miliardi di dollari. That’s it!

Di redazioneSparklingRocks