Buongiorno, sono Donald, Donald Trump, vorrei comprare la Groenlandia…

Business is business, l’indiscrezione sarebbe stata pubblicata dal Wall Street Journal, ma la vera notizia non è il possibile acquisto di un’isola, ma quanto, da una parte lo sfruttamento di un territorio le cui importanti risorse divengono più accessibili per i cambiamenti climatici e dall’altro, una mossa sulla scacchiere politico globale anti-Cina e anti-Russia, entrambe interessate alla conquista dell’isola.

La Groenlandia ospita la più settentrionale delle basi militari degli Stati Uniti, la Thule Air Base, non lontana dal Circolo polare artico, i cui sistemi di early warning penetrano per migliaia di chilometri in territorio russo e possono captare il lancio di missili intercontinentali. Gli americani hanno pure avuto nel tempo stazioni meteo e postazioni militari risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Interessati all’isola più grande del mondo ci sono pure gli “amici” di Pechino, anche loro vorrebbero utilizzare il territorio e farne un punto logistico importante (Polar silk road).

Che cosa stuzzica l’appetito di Trump? In particolare le ingenti risorse che si possono ottenere. I cambiamenti climatici hanno determinato lo scioglimento del permafrost – il terreno permanentemente ghiacciato – così ora è molto più facile accedere alle materie prime: nell’isola è presente uno dei più grandi giacimenti mondiali di uranio, oltre a petrolio, carbone, piombo, diamanti e gas naturale. Fino a qualche anno fa l’estrazione di materie radioattive era proibita per motivi di salvaguardia dell’ambiente, ma nel 2010 l’assemblea rappresentativa groenlandese ha ottenuto il diritto di decidere sulle risorse del suo sottosuolo, abolendo poi nel 2013 il divieto di estrarre sostanze radioattive.

Per ora la Danimarca ha confezionato un bel no al presidente americano, l’isola non è in vendita, ma Trump sarebbe pronto a fare un’offerta concreta il prossimo 2-3 settembre, nel corso della visita di Stato a Copenaghen.

Di redazioneSparklingRocks