Da Conte a Draghi la situazione non migliora. Cerchiamo di mantenere le distanze, indossare la mascherina anche da soli in macchina o sotto il casco in moto, speriamo nei vaccini per sconfiggere il Covid e la paura, ma tutto questo non basta più a preservare una certa normalità.

Anche in questo inizio di 2021 le restrizioni, i colori per regione si stanno rivelando terribilmente dure per il buon funzionamento della psiche e la vita economica e sociale.

Ed è proprio questo che emerge con forza da un’indagine svolta tra i professionisti di Guidapsicologi.it che lanciano l’allarme sui giovani ma in generale sugli italiani mettendo in luce tendenze poco rassicuranti sulla salute mentale: a preoccupare sono sia i dati relativi all’intensificarsi di alcune patologie durante l’ultimo anno, sia l’aumento di richieste da parte di giovani, coppie e famiglie, che si muovono sempre di più in una condizione di precarietà economica e psicologica, con conseguenti crisi personali e relazionali.

Un cambiamento riguarda l’aumento delle richieste di terapia online, + 60%, come forse è ovvio, ma oltre ad un cambio di modalità, viene registrato anche un importante cambio a livello di età media dei pazienti. Secondo il 34% degli psicologi infatti, l’età media di coloro che si rivolgono a un professionista in cerca di supporto è in netto calo, mettendo in luce il disagio che coinvolge i più giovani.
Da sempre sottoposti a una situazione di precarietà, esposti a continue incertezze dal punto di vista lavorativo e con enormi ostacoli nella possibilità di pianificare il proprio futuro, i millennials sono tra le generazioni più colpite dalle conseguenze a livello psicologico di questa pandemia.

Siamo davanti a un abisso apparentemente senza fine

Nel quarto trimestre del 2020 la ristorazione italiana ha perso 11,1 miliardi di euro, chiudendo così con un -44,3% di fatturato rispetto allo stesso periodo del 2019. A certificarlo è l’Ufficio studi di Fipe-Confcommercio che ha elaborato i dati Istat diffusi stamani.

Un risultato determinato da quello che è stato, a tutti gli effetti, un secondo lockdown autunnale per il comparto della ristorazione che, complessivamente, lo scorso anno ha perso 34,6 miliardi di euro, il 36,2% rispetto al periodo pre Covid. “Siamo davanti a un abisso apparentemente senza fine”, commenta la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, evidenziando che con “la fine di marzo si chiuderà, con ogni probabilità il quinto trimestre consecutivo con segno negativo per un settore che rappresenta, più di ogni altro, l’italianità. Un settore che, oltre a dare lavoro direttamente a 1,3 milioni di persone, rappresenta il terminale essenziale della filiera agroalimentare. Numeri che richiedono almeno una graduale riapertura per evitare che l’intero settore vada in default”.

Di redazioneSparklingRocks