Il neologismo Gig economy è stato coniato qualche anno fa: è del gennaio 2009 The Gig Economy, uno dei primi articoli  dove appare anche il nome alternativo gigonomics. Gig* /ɡɪɡ/ è una parola dell’inglese americano informale che descrive un lavoretto o un incarico (nel senso di compito occasionale o temporaneo). Oggi è sempre di più un modello economico diffuso, dove le persone offrono una loro prestazione professionale in cambio di denaro, ma non vi è alcun contratto a lungo termine, i lavoratori non vengono assunti, né selezionati da nessuno.

Circa 4,8 milioni di persone nel Regno Unito – e fino a 162 milioni in tutta l’area UE – ora lavorano nell’economia gig. Lavoratori indipendenti, liberi professionisti, lavoratori contingenti, in qualunque modo si voglianodefinire, sono uno dei segmenti dell’economia in più rapida crescita.
Alcuni di loro possono scegliere opzioni di lavoro flessibili, mentre altri sono costretti a svolgere lavori precari per necessità. La maggior parte fa meno di £ 10.000 all’anno, anche se alcuni professionisti altamente qualificati e pagati possono ottenere molto di più.
Ma tutti i lavoratori condividono un problema: sono scarsamente serviti dall’attuale sistema finanziario.
Ottenere un prestito, ad esempio può essere quasi impossibile senza un salario “regolare” e un contratto di lavoro. Le banche non servono questo mercato.

L’innovazione in un contesto lavorativo che cambia

Questo approccio ha poco senso, racconta Sho Sugihara, fondatore della startup Portify, nata con l’idea di fornire servizi finanziari specifici per i gig workers. Ci sono professionisti a cui sarebbe difficile concedere un prestito, ma ve ne sono molti altri che da quattro flussi di reddito diversi raggiungono le £ 40.000. Portify va a colmare un vuoto che le banche tradizionali, per ora non desiderano coprire. La startup, grazie anche alla partnership con Deliveroo, sta crescendo del 10% ogni settimana.

Dal finanziamento all’assicurazione

Un’altra area di interesse per i gig workers è l’assicurazione. I conducenti di Deliveroo e Uber, ad esempio, hanno bisogno di un certificato di assicurazione, ma sono riluttanti ad acquistare una polizza annuale molto costosa se poi lavorano solo poche ore.

A questo tipo di esigenza risponde Sten Saar ex lavoratore di Deliveroo che ha capito la necessità e fondato Zego, compagnia di assicurazione che offre polizze anche solo per alcune ore. Un altro gig insurer è Tapoly, che si concentra, invece sulla copertura della responsabilità civile a breve termine per i dipendenti gig.

Infine, un’altra buona notizia per la Gig economy e in particolare per tutti i riders di Deliveroo è il maxi finanziamento da 575 milioni di dollari che entreranno nelle casse della piattaforma inglese. Tra gli investitori che hanno assicurato a Deliveroo un nuovo round di finanziamento, troviamo il gruppo guidato da Jeff Bezos Amazon insieme a T Rowe Price, Fidelity Management, Research Company e Greenoaks.

Di redazioneSparklingRocks