Nelle ultime settimane il termine più utilizzato è ripensare. Ripensare a una vita fuori dalle mura domestiche, ripensare a come organizzare il lavoro, per chi ancora ne ha uno, ripensare alla scuola dei figli, ai viaggi, a quale veicolo utilizzare per spostarsi, ripensare alle vacanze o una semplice cena.

Per disegnare un nuovo futuro, forse è necessario prima di ogni altra cosa decidere. Oggi i governi non vogliono più correre rischi, perdere il consenso della collettività e delegano le decisioni agli scienziati, ai tecnici, senza prendere in considerazione lo stato d’animo di una popolazione asfissiata che per ore, giorni e settimane resta ostaggio della propria casa.

E’ necessario decidere per evitare il crollo di interi settori produttivi, aumento della disoccupazione, rivolte popolari o atti di domestica follia.

Secondo un recente sondaggio di Confindustria le imprese con problemi molto gravi sono adesso il 43,7% contro il 14,4% della precedente indagine.
Confindustria lo indica tra i risultati di un secondo sondaggio, avviato il 4 aprile su un campione di 4.420 imprese italiane, sugli effetti dell’emergenza Covid-19. Il 36,5%, dopo i Dpcm del 22 e del 25 marzo, ha dovuto chiudere la propria attività mentre il 33,8% l’ha chiusa parzialmente. Per il 53,1% dei dipendenti si potrebbe dover ricorrere ad ammortizzatori sociali.

Dalle imprese alle persone

Circa 21 milioni di persone stanno vivendo questo momento di emergenza con serie difficoltà economiche, di cui la metà (oltre 10 milioni) con un reddito quasi nullo. E’ quanto emerge da una ricerca dell’Università della Tuscia che calcola: esistono almeno 3 milioni di persone che non dichiarano reddito al fisco e che difficilmente ora possono guadagnare un minimo per il sostentamento; oltre 18 milioni di persone con redditi inferiori a 15 mila euro, di cui 7,6 milioni con meno di 6 mila, cioè 500 euro lordi mensili.

Il blocco, pur se temporaneo, delle attività produttive per l’emergenza Covid-19 ha generato “per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell’unica fonte di reddito familiare”. E a pagare il prezzo più alto, secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, vi son le coppie con figli (un milione 377.000, 37%) e i genitori ‘single’ (439.000, 12%), circostanza allarmante, scrivono, se si considera che “ben il 47,7% degli occupati dipendenti dei settori interessati dal ‘lockdown’ guadagnava meno di 1.250 euro mensili”, mentre “il 24,2% si trova addirittura sotto la soglia dei 1.000 euro”.

E’ strano come i dividendi per i grandi manager vengano erogati e decisi velocemente, divisi e accreditati sui conti a poche unità di persone, mentre i debiti generati dalla crisi si decida, quelli sì, di condividerli con la collettività.

Di redazioneSparklingRocks