Giuseppe Conte mette “il turbo alle infrastrutture”. In una  recente intervista rilasciata al Sole 24 Ore, il presidente del Consiglio ha paragonato le potenzialità del Paese al percorso lungo “un’autostrada a tre corsie con una Ferrari di cui finora non abbiamo premuto l’acceleratore”. “Adesso abbiamo deciso di farlo” e aggiunge: “L’Italia deve correre”.

Sono quattro i pilastri che stanno muovendo il settore delle infrastrutture a livello globale: le connessioni telefoniche 5G, i sistemi di accumulo a batteria, le reti intelligenti e la mobilità elettrica. Nona caso, nell’ultima analisi sulle prospettive economiche di DWS, la controllata di Deutsche Bank nel settore del risparmio gestito, una delle sorprese in Europa può essere rappresentata dalle implicazioni del cambiamento tecnologico sul sistema infrastrutturale comunitario.

«Prevediamo maggiori opportunità nelle infrastrutture di telecomunicazione, in quanto la digitalizzazione continua ad alimentare una forte crescita della domanda di dati, sostenendo i fondamentali delle reti in fibra e le torri di telecomunicazione», spiega Dws. E come fa notare Hamish Mackenzie, capo della divisione Infrastrutture di Dws, «la tecnologia è il vero driver dell’innovazione e di una gestione attiva degli asset infrastrutturali, anche quelli di vecchia scuola, sia per migliorare la generazione di ricavi, sia per gestire i costi, rendendo gli attivi più efficienti».

KPMG, nella sua edizione annuale di Emerging Trends in Infrastructure, sottolinea l’importanza dei dati e delle analisi. Alcuni governi sono già in prima linea nell’utilizzare nuovi modelli basati sui dati per migliorare il modo in cui pianificano, forniscono e mantengono la loro infrastruttura. Fra i principali trend individuati da KPMG, vi è quello dei Megaprojects, una sfida che molti paesi stanno affrontando, dall’Italia, al Messico e Australia, con investimenti miliardari e una sempre meno capacità, tuttavia di gestione. Diventa, infatti  sempre più difficile trovare persone con esperienza nella gestione di progetti complessi.

Da non dimenticare

C’è un aspetto molto importante da non dimenticare. A spiegarlo è l’ex numero uno di Infrastructure Research di J.P. Morgan Serkan Bahçeci che afferma: “l’intero segmento può essere considerato un investimento di rilievo se si guarda al lungo periodo” e aggiunge – “Basti pensare alla Cina, o all’India, o ancora alle potenzialità dell’Africa”. Pechino, solo nel 2019 prevede di investire 235,4 miliardi di yuan (35,2 miliardi di dollari) in 300 progetti chiave incentrati sulla costruzione di infrastrutture.

Infine, conclude Bahçeci : “Il settore delle infrastrutture può contribuire a proteggere dal rischio inflazione, un aspetto che in pochi tengono conto”.

Una delle opzioni per aprire una posizione su questo mercato è data da un fondo dell’ australiana Macquarie, ovvero l’ìnternational infrastructure securities fund. Il quale permette di avere un’esposizione sull’indice S&P global infrastructure e che finora ha garantito un flusso stabile e costante di distribuzione dei ritorni. O come il Global Infrastructure etf, fondo negoziabile come un’azione (exchange traded fund, o etf) di iShares, gestita da BlackRock. Fondo che, solo negli ultimi 3 anni, ha guadagnato oltre il 6 per cento. E le cui prospettive di lungo periodo sono più positive del resto del mercato.

Di redazioneSparklingRocks