Nel mirino di Trump, ormai da mesi il colosso della telefonia cinese Huawei avverte i big players. Dalle pagine del New York Times i vertici di Pechino lanciano un monito a Dell, Microsoft e Samsung:  “L’iniziativa del governo americano – è stato loro detto – ha devastato la catena di rifornimento globale nel momento in cui ha isolato le aziende cinesi dalla tecnologia americana. Chi si è adeguato, subirà delle conseguenze”.

Google chiede un passo indietro

La società di Mountain View vuole spingere l’amministrazione Usa a fare un passo indietro a causa dei rischi per la sicurezza nazionale. Lo si apprende dalle colonne del Financial Times – un nuovo sistema operativo sviluppato dai cinesi su un fork Android potrebbe rendere gli smartphone meno sicuri e più suscettibili di essere hackerati, anche dalla Cina. Con il bando, Huawei si troverebbe infatti obbligata a realizzare un proprio sistema operativo che escluderebbe i servizi Google. Tra questi, anche Google Play Protect, che controlla le potenziali minacce tra tutte le app. In questo caso, dunque, sarebbe Huawei stessa ad occuparsi della sicurezza del telefono, con i relativi rischi di interferenze.  Per questo, Google avrebbe discusso con il Dipartimento del commercio la possibilità di rimuovere Huawei dalla “lista nera” (che impedirà all’azienda di comprare prodotti Usa una volta scaduta una licenza temporanea di 90 giorni).

Stessa richiesta sarebbe stata avanzata dai produttori di chip americani come Qualcomm.

Va detto che, oltre all’allarme sicurezza, Google perderebbe milioni di dollari in mancate royalties se fosse costretta a rinunciare a Huawei, che è attualmente il secondo produttore mondiale di smartphone; l’impatto su Qualcomm sarebbe minore ma comunque significativo.

5G a che punto siamo

Huawei Technologies Co. Ltd., ha fatto sapere di aver ottenuto finora 46 contratti per lo sfruttamento commerciale del 5G in 30 diversi Paesi del mondo. spedendo oltre 100mila stazioni base per reti Tlc di nuova generazione e classificandosi al primo posto sul nostro pianeta in questo campo.

Con sede nella città meridionale cinese di Shenzhen, Huawei a febbraio dello scorso anno, ha effettuato la prima chiamata al mondo sulla rete 5G e lanciato il primo terminale dotato di questa nuova tecnologia. Il 5G di cui Huawei si ritiene abbia la leadership mondiale per sviluppo, progettazione e realizzazione delle infrastrutture, è uno strumento per l’avanzamento di nuovi modelli di business.

La tecnologia si ritiene possa generare 10.600 miliardi di yuan (circa 1.540 miliardi di dollari) in termini di produzione economica aggiuntiva e di oltre 3 milioni di posti di lavoro tra il 2020 e il 2025, secondo le stime della China Academy of Information and Communications Technology.

Il terzo “scomodo”

Inizialmente sembrava “solo” una disputa commerciale, quella tra Usa e Cina, tra Trump e Huawei. Il ring adesso si è allargato a nuovi protagonisti. Il peso massimo Vladimir Putin tira un bel colpo all’avversario di Washington dicendo che Huawei non si tocca. Ma il presidente russo non si ferma e attacca il paese dei 51 stati anche sul fronte valutario, chiedendo che venga ridisegnato e ripensato il ruolo del dollaro “trasformato in uno strumento di pressione da parte del Paese di emissione sul resto del mondo”. In questa situazione il rischio per Trump è quello di trovarsi isolato. Anche l’alleato storico del petrolio, l’Arabia Saudita sembra dirigere i propri affari verso gli Urali: il colosso petrolifero Aramco, infatti investirà in Russia, cementando quindi l’alleanza fra due dei Paesi che fanno parte del cosiddetto Opec+.

Di redazioneSparklingRocks